Da sola, da solo
Organizzare la partenza
Chi parte da sola in bicicletta guadagna qualcosa di preciso. Il ritmo diventa solo suo, le soste si decidono da sé. Il silenzio nei boschi resta intero. Prima di partire vale la pena condividere l'itinerario con una persona di fiducia. Meglio indicare le tappe previste giorno per giorno. Un'app di condivisione posizione, quella integrata in WhatsApp o in Google Maps, costa un minuto. Toglie un pensiero per tutto il viaggio. Portare il numero della foresteria dove si dorme aiuta, perché spesso risponde una persona reale, non una segreteria.
Meglio scegliere tappe più corte nei primi giorni. Aiuta a capire il proprio passo con la bici carica, prima di allungare la strada.
Sicurezza concreta, senza allarmismo
La maggior parte della Via attraversa paesi, cascine e centri abitati a distanza regolare. Alcuni tratti restano isolati più per ragioni geografiche che di sicurezza. È il caso dell'alta Val Trebbia fra Bobbio e Borgo Val di Taro, e del Passo del Penice. Vale anche per i crinali delle Foreste Casentinesi e per la tratta fra Norcia e Subiaco. In questi punti la copertura telefonica è discontinua e i servizi sono radi. Sono cose segnalate tappa per tappa in questo sito. Chi viaggia da sola può saperlo in anticipo e regolarsi con acqua, cibo e orari di luce.
Il racconto di chi ha pedalato sola in Italia, come quello di Bikeitalia e di altre cicloviaggiatrici, descrive in genere una buona percezione di sicurezza. I paesi di montagna accolgono con curiosità più che con diffidenza. Restano valide le regole di sempre. Evitare di pedalare al buio su strade sconosciute, tenere la bici in vista o al sicuro la notte. Conviene fidarsi dell'istinto quando qualcosa non convince.
Dove dormire da sola: foresterie e cani da pastore
Le foresterie monastiche della Via accolgono normalmente donne sole, in camere singole o in camerate separate per genere. Succede a Bose, Vallombrosa, Camaldoli, Subiaco, Casamari e Fonte Avellana. Fa eccezione la foresteria interna di Montecassino, riservata ai soli pellegrini uomini. Chi viaggia da sola può dormire a Cassino, pochi chilometri più in basso. Conviene sempre telefonare prima. Serve a prenotare e a comunicare l'orario di arrivo atteso. Aiuta anche a capire il funzionamento della portineria serale. Alcune foresterie chiudono il portone a un'ora precisa: arrivare con margine evita di restare fuori al buio.
Sui pascoli appenninici, soprattutto in Casentino e sull'Altopiano di Navelli, si incontrano cani da pastore maremmano abruzzese. Lavorano al fianco delle greggi. Non vanno accarezzati né affrontati. La bici si ferma e si scende. Si allarga la traiettoria intorno al gregge, senza correre. Il cane osserva, valuta, quasi sempre lascia passare chi non si avvicina agli animali. Nei territori dell'orso marsicano e del lupo la presenza è reale ma gli incontri diretti restano rari.
Nel bagaglio, per chi parte sola
Poche cose fanno la differenza reale sulla strada.
- Condividere la posizione in tempo reale con una persona di fiducia
- Numero di telefono della foresteria o dell'alloggio della sera
- Batteria esterna carica per il telefono nei tratti isolati
- Scorta d'acqua doppia nei tratti segnalati senza servizi
- Torcia frontale per l'arrivo dopo il tramonto
Le voci di chi lo ha già fatto
Diverse cicloviaggiatrici italiane raccontano l'esperienza della bici in solitaria senza toni drammatici. Fra queste, le storie raccolte da Bikeitalia in Non ho paura di viaggiare in bici da sola e in In bici da sola. Il filo comune è la fiducia nell'istinto e nella preparazione tecnica, più che nella paura di chi si incontra per strada. Vale per l'Appennino della Via delle Abbazie quanto per qualsiasi altra strada bianca d'Italia.
Progetto divulgativo e amatoriale, senza scopo di lucro. I tracciati sono indicativi: ognuno pedala in autonomia, sotto la propria responsabilità.
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